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Focus Glocal MONITOR

Una leva di potere chiamata Capitale individuale


"Where is the wisdom we lost in knowledge? Where is the knowledge we lost in information?"
(T. S. Eliot)


Nell'economia classica l'organizzazione è sempre stata l'intermediario tra lavoratore e mercato, mettendo insieme il lavoro dei diversi collaboratori e allocando il prodotto finale sul mercato. Questo ruolo non varierà in futuro: le organizzazioni continueranno a esistere per coordinare input e domanda aggregata, ma l'individuo capace di interconnessione, con le sue competenze, sarà l'unità organizzativa fondamentale. Non l'azienda. L'individuo è il nodo della rete.

A questo punto l'individuo dovrà instaurare un nuovo rapporto con il mercato: il bene di scambio diviene la conoscenza, ossia tutto l'insieme di rapporti e di capitale immateriale che ciascuno ha accumulato nel corso della propria carriera. Il bagaglio di conoscenze individuali ha un valore che può essere condiviso ricavandone dei vantaggi: il sapere genera valore molto più della terra o del capitale. Quello che si sa conta molto più di quello che si ha.

Sfuma così anche la distinzione tra identità del lavoratore e identità dell'imprenditore: ognuno dovrà essere imprenditore di se stesso. Sarà l'individuo a dover capire l'andamento del mercato, e se le prospettive non sono favorevoli, ad acquisire nuove competenze. Questo implica flessibilità, mobilità e connessione.

Se fino agli anni '80 la maggior parte dei lavoratori trascorreva tutta, o quasi, la propria vita lavorativa all'interno della stessa azienda, con prospettive di carriera in senso verticale, oggi possiamo dire che in media l'aspettativa è quella di cambiare azienda almeno dieci volte nella vita, gestendo un percorso di carriera teso allo sviluppo continuo del proprio "capitale". E' ancora possibile parlare a questo punto in maniera distinta di lavoratori autonomi e dipendenti?

Un esempio particolarmente interessante di questo trend possiamo trovarlo nel mondo dello sport dove gli atleti hanno rivendicato il diritto di decidere del proprio destino: il diritto alla libera scelta. Il legame tra giocatore e squadra non è più di tipo assolutistico, è il giocatore stesso a dettare le condizioni. Lo stesso avviene nel mondo dello spettacolo.

"Un tempo gli attori e le attrici avevano un rapporto contrattuale che lasciava loro un margine di controllo davvero minimo sul lavoro svolto. Il potere cominciò a passare di mano quando Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e Mary Pickford si resero conto del loro valore sul mercato e costituirono la United Artists. Adesso che sono le star a dettare le condizioni, le società di produzione si occupano soprattutto di distribuzione, mentre le agenzie che rappresentano gli attori sono i soggetti più potenti del settore." (Stan Davis, Chris Meyer, Blur, 1999).

In Future Wealth, gli stessi autori di Blur approfondiscono la tematica dello Human Capital. Davis e Meyer ribadiscono che la creazione della ricchezza, nell'era dell'informazione integrata, è affidata più ai mercati finanziari (rilevazione, negoziazione e gestione dei rischi) che a quelli reali (produzione e consumo di beni). Le aree di creazione della ricchezza, che si spostano dai redditi da lavoro (salari) ai redditi non da lavoro (investimenti), stanno passando dalle istituzioni agli individui.

Le comunicazioni sono ormai talmente ramificate che ognuno, da ogni parte del mondo, può commerciare in qualsiasi cosa. In questo nuovo scenario la forma più importante di capitale è divenuta il capitale umano: le persone devono essere considerate come un asset a tutti gli effetti. Le regole sociali che governavano la ricchezza, in un mondo un tempo fisicamente piuttosto stabile, stanno vacillando.

Assisteremo a tre enormi cambiamenti che influenzeranno la nostra economia e la nostra società. Primo, dovremo cominciare a considerare il rischio non più una minaccia (come nel mondo reale) ma un'opportunità (come nel mondo finanziario). Secondo, vedremo i mercati efficienti sviluppare in modo sistematicamente crescente una risorsa, come già accennato, troppo a lungo trascurata: il capitale umano. Terzo, la necessità di nuove forme di capitale sociale: dovremo sviluppare nuove reti sociali di sicurezza, in modo che la società sia propensa ad assumere rischi sempre maggiori in vista di ricavi crescenti.

La combinazione di questi fattori cambierà per sempre il modo in cui si crea, si accumula, si controlla e si distribuisce la ricchezza, sia da parte degli individui che delle società.

Roberto Panzarani

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